La questione del Mezzogiorno in un convegno a Palazzo Koch: fra debolezze del Meridione e ritardi del sistema nazionale

Problemi del Mezzogiorno e politiche per lo sviluppo regionale sono i temi al centro del convegno organizzato da Bankitalia e tenutosi a Roma il 26 novembre alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
In apertura il Governatore Mario Draghi ha espresso la sua preoccupazione per i pesanti ritardi che gravano sulle regioni meridionali, “scarti allarmanti” rispetto al resto dell'Italia, che riguardano servizi essenziali come l'istruzione, la giustizia civile, i trasporti, la sanità. Ritardi che in parte possono essere imputati alla presenza della criminalità organizzata, che in vario modo mina le possibilità di sviluppo per il Meridione e determina scarsa fiducia da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni: “essa infiltra le pubbliche amministrazioni, inquina la fiducia fra i cittadini, ostacola il funzionamento del libero mercato concorrenziale, accresce i costi della vita economica e civile”.
Il Governatore ha auspicato che il federalismo fiscale possa tradursi in un'occasione per condurre un'azione più efficace al Sud, attraverso la diffusione di un maggior senso di responsabilità e di politiche volte a premiare l'efficienza.
Le affermazioni di Draghi rispecchiano i risultati degli studi condotti nell'ambito di un progetto di ricerca coordinato dalla Banca d'Italia eraccolti nel volume Mezzogiorno e politiche regionali distribuito durante il convegno.I diversi lavori presentati all'interno del volume si concentrano prevalentemente su due problemi fondamentali che gravano sull'economia meridionale, ricorrendo tuttavia, sebbene in maniera meno accentuata, anche a livello nazionale: da una parte le ricerche rilevano in vari ambiti le conseguenze negative di un funzionamento dei mercati insoddisfacente, dall'altro si registra come la qualità dell'azione pubblica sia piuttosto modesta. Da queste condizioni deriva in particolare l'alto tasso di disoccupazione che contraddistingue le regioni meridionali e che colpisce soprattutto le donne, ma anche una quota di lavoro sommerso doppia rispetto alle regioni centro-settentrionali e che riguarda soprattutto soggetti con un basso livello di istruzione.
La prima sezione del volume si concentra sui temi dei salari, dei prezzi e della contrattazione e rileva una corrispondenza fra un costo della vita del 16-17 per cento inferiore a quello delle regioni settentrionali, soprattutto a causa del minor costo delle abitazioni, e retribuzioni ugualmente inferiori. A questo proposito si registra tuttavia nel confronto fra dipendenti pubblici e privati un differenziale positivo a favore dei primi, che supera il livello stimato in media per il complesso dei dipendenti pubblici.
I lavori che seguono affrontano il tema delle infrastrutture e del contributo che queste possono dare alla crescita: la spesa per infrastrutture infatti ha determinato in più casi effetti di lungo periodo positivi sia rispetto all'accumulazione del capitale privato che sul prodotto. Inoltre il volume analizza i problemi nel funzionamento del mercato degli appalti pubblici, in particolare lunghezza dei tempi di realizzazione, scarsa fruibilità delle opere realizzate e eccesso di casi di contenzioso, che a parere degli autori non sono riconducibili tanto all'assetto istituzionale e normativo, ma derivano soprattutto dalla debolezza dei modelli organizzativi e dall'eccessiva ingerenza politica.
Anche rispetto al tema della giustizia civile si riscontrano forti divari territoriali sia per quanto riguarda la durata media dei procedimenti, che rispetto al grado di litigiosità, mentre la dotazione di risorse del Mezzogiorno risulta in linea con quella delle altre aree. In generale le performance delle amministrazioni pubbliche meridionali risultano inferiori a quelle del Centro-Nord in termini di informatizzazione, di efficienza del servizio e di soddisfazione dei cittadini.
Altra ricerca interessante è quella relativa alla difficoltà di fare impresa al Sud e al peso degli oneri burocratici per le imprese. In questo caso gli autori rilevano un'ampia variabilità territoriale circa tempi e costi imposti dalla regolazione, segnalando la presenza di spazi di miglioramento perseguibili attraverso una maggiore efficienza della pubblica amministrazione ed un più alto grado di concorrenza.
La concorrenza tuttavia è frenata anche dalla forte presenza della criminalità organizzata che impone costi indiretti alle imprese, impiega capitali illeciti e interferisce negli appalti. Il tutto genera naturalmente un clima di sfiducia e di rassegnazione che non giova allo sviluppo del territorio.
Oltre alla criminalità, è il mercato del credito a penalizzare l'imprenditoria meridionale. I lavori relativi a questo tema rivelano tuttavia che il ritardo del sistema finanziario non coinvolge solo l'accesso al credito, ma anche la composizione dei finanziamenti alle imprese e del risparmio delle famiglie. In generale manca una forte cultura finanziaria e non sono diffuse le attività finanziarie più rischiose.
Infine gli autori compiono un'analisi delle politiche per il Mezzogiorno attuate a partire dalla fine degli anni novanta e si interrogano sui motivi che hanno condotto a risultati così modesti.
Da una parte essi individuano la responsabilità di questo fallimento nella carenza di coordinamento tra politiche generali e politiche regionali: “da un lato le politiche generali sono nel complesso risultate insufficienti a formare un contesto favorevole allo sviluppo regionale, dall’altro le stesse amministrazioni regionali non hanno saputo cogliere gli input verso la liberalizzazione che pur provenivano dal centro”. D'altra parte, secondo gli autori, l'insuccesso delle politiche per il Sud deve essere letto anche alla luce del contesto di crescita debole che caratterizza l'intera economia italiana e del ritardo che questa non riesce a colmare rispetto agli altri paesi avanzati in ambiti decisivi: partecipazione al mercato del lavoro, soprattutto femminile, capacità di competere sui mercati internazionali, grado di concorrenza, infrastrutture materiali e immateriali, qualità del capitale umano e del capitale sociale, efficienza della pubblica amministrazione. Problemi che al Sud sono più acuti e che proprio per questo devono essere affrontati con urgenza perchè tutto il paese riprenda a crescere. Come sottolineano gli autori “Senza abbattere il cronico sottoutilizzo delle risorse umane e materiali nelle regioni meridionali l’obiettivo di uscire dal ristagno dell’ultimo decennio elevando stabilmente il tasso di crescita dell’economia italiana appare del tutto velleitario”.[1]
 

[1]    L. Cannari, a cura di, Mezzogiorno e Politiche regionali, Banca d'Italia, novembre 2009.

AllegatoDimensione
ritardi del mezzogiorno.pdf522.75 KB