Gli stranieri residenti in Italia hanno raggiunto alla fine del 2008 quota 3.891.295, ma sono 4.330.000 se si includono anche le presenze regolarinon ancora registrate in anagrafe e superano i 4 milioni e mezzo aggiungendo i quasi 300.000 della recente regolarizzazione. Questa la dimensione del fenomeno fotografato dal XIX rapporto sull'immigrazione realizzato dalla Caritas e presentato il 28 ottobre scorso a Roma.
Secondo i dati del rapporto quindi l'Italia ha superato nel 2008 la media europea e si avvicina ai livelli della Spagna, che conta oltre 5 milioni di presenze straniere, e della Germania, che ha raggiunto circa 7 milioni di presenze. Bisogna considerare tuttavia che nei paesi che hanno una tradizione migratoria meno recente, come la Francia e la stessa Germania, le presenze straniere sono di gran lunghe superate dai cittadini nazionali di origine immigrata, dal momento che la normativa consente un accesso più agevole alla cittadinanza. Emblematico è il caso della Germania dove i cittadini stranieri sono scesi a circa l’8%, mentre quelli con un passato migratorio raggiungono ben il 18%.
In Italia gli stranieri incidono sul totale della popolazione rispettivamente del 6,5% se si considerano i soli residenti e del 7,2% se si considerano tutte le presenze regolari. Il dato è tuttavia ancora più significativo se guardiamo ai minori e ai giovani, dal momento che i giovani stranieri hanno un'incidenza del 10% sulla popolazione fino a 39 anni. Dal rapporto risulta inoltre che oltre il 62% degli stranieri vive nelle regioni del Nord, mentre l'origine è prevalentemente europea (53,6% di cui più della metà da Paesi comunitari). In particolare le comunità più cospicue sono quella romena (800.000 presenze), albanese (440.000), marocchina (400.000) e cinese (170.000).
Secondo il rapporto l'incremento della popolazione straniera è riconducibile a due ordini di ragioni: la prima riguarda l'evoluzione demografica, la seconda la domanda di occupazione del Paese, mentre l'influenza degli sbarchi sarebbe pari a meno dell'1% della presenza regolare. Il dossier evidenzia tuttavia che “il contrasto dei flussi irregolari ha monopolizzato l’attenzione dell’opinione pubblica e le decisioni politiche e si registra una crescente confusione tra immigrati “clandestini”, irregolari, richiedenti asilo e persone aventi diritto alla protezione umanitaria”.
Il dato relativo a minori e giovani segnala invece come la questione dell'immigrazione debba essere affrontata piuttosto promuovendo l'integrazione e la convivenza fra le diverse culture.
Consideriamo infatti che il 22% della popolazione straniera è costituito da minori(862.453), un dato sensibilmente superiore a quello relativo alla popolazione italiana, sulla quale l'incidenza dei minori è pari al 16,7%. “Tra nati in Italia e ricongiunti, il 2008 è stato l’anno in cui i minori, per la prima volta, sono aumentati di oltre 100 mila unità”.
E’ evidente che i nuovi nati costituiscono una risorsa importante per la situazione demografica italiana; a questo si aggiunge il fatto che l'età media degli stranieri è di 31 anni contro i 43 degli italiani.
Sono tutti fattori che oltre a rispondere al problema dell’invecchiamento della popolazione creano anche le condizioni per costruire nel tempo una società multiculturale basata sull’integrazione, non su una tolleranza più o meno instabile, troppo spesso interrotta da episodi di razzismo e per lo più accompagnata da sfruttamento sul lavoro e diffidenza all’interno della società, ma di una reale apertura e partecipazione. E’ tuttavia una situazione che si dovrebbe gestire sin da ora nella prospettiva di un futuro prossimo in cui la popolazione di origine straniera sarà ancor più parte integrante del tessuto sociale, culturale e produttivo del paese. Bisognerebbe cioè cominciare a creare le condizioni perché i giovani che nascono e crescono in Italia possano formarsi, lavorare ed entrare a pieno titolo nella società italiana.
I minori stranieri che frequentano le scuole italiane sono per il 37% nati in Italia, non hanno quindi difficoltà linguistiche e si sentono cittadini italiani a tutti gli effetti. I percorsi scolastici degli stranieri sono tuttavia spesso discontinui e la presenza degli stranieri nelle università è ancora molto ridotta, segnalando come sia necessario lavorare per promuovere l'accesso dei giovani stranieri a livelli superiori di istruzione così da acquisire un’adeguata formazione culturale e competenze spendibili nel mercato del lavoro.
I lavoratori stranieri d'altra parte sono già quasi un decimo degli occupati e contribuiscono in modo rilevante alla produzione di ricchezza dell'Italia. Secondo il rapporto i lavoratori stranieri presentano un tasso di attività superiore di 11 punti rispetto alla media e sono fortemente motivati, nonostante siano maggiormente esposti a rischi di infortunio sul lavoro, poco gratificati dalle mansioni e dalle retribuzioni, che destinano per lo più ai familiari rimasti nei paesi di provenienza, e spesso sottoposti ad atteggiamenti di diffidenza e ostilità.
Il rapporto sottolinea inoltre come il contributo dato dagli immigrati all'economia italiana sia visibile anche in termini di versamenti contributivi e tasse. I versamenti contributivi versati all'Inps ammontano a 7 miliardi di euro, dei quali oltre 2,4 miliardi pagati direttamente dai lavoratori stranieri e il resto dai datori di lavoro; la stima del gettito fiscale è invece di oltre 3,2 miliardi di euro, per un totale di 5,6 miliardi di euro. Se confrontato con la stima realizzata dalla Banca d'Italia sulla spesa sociale sostenuta dallo Stato a vantaggio degli stranieri, che è pari al 2,5% del totale, risulta che essi utilizzano la metà del gettito fiscale che assicurano.
Un ulteriore aspetto indagato dal rapporto è relativo al tema della criminalità, tema che viene interrogato per verificare una consolidata tendenza che fa coincidere la figura dello straniero con quella del criminale. Dall'indagine risulta tuttavia che l'aumento della criminalità non è imputabile all'aumento della popolazione straniera; nel periodo 2001-2005 infatti l’aumento degli stranieri residenti è stato del 101% mentre l’aumento delle denunce presentate contro stranieri è stato pari al 46%. Allo stesso modo il tasso di criminalità degli stranieri risulta analogo a quello degli italiani.
“I dati del Dossier 2009 sottolineano che gli stranieri non sono persone dal tasso di delinquenza più alto, non stanno dando luogo a una invasione di carattere religioso, non consumano risorse pubbliche più di quanto versino con tasse e contributi, non sono disaffezionati al Paese che li ha accolti e, al contrario, sono un efficace ammortizzatore demografico e occupazionale”.
Il rapporto evidenzia insomma come la presenza degli immigrati in Italia abbia una serie di effetti positivi perché risponde ad esigenze specifiche del Paese che ne giustificano l'aumento. Si tratta cioè di una risorsa che tuttavia troppo spesso non viene riconosciuta, vissuta con apprensione dai cittadini per paura della diversità culturale o della maggiore competizione che essi introdurrebbero nel mercato del lavoro, strumentalizzata da una parte del mondo politico per motivi elettorali o comunque affrontata in maniera disorganica, nell'assenza di una visione d'insieme o di un progetto di lungo termine per un fenomeno che costituirà certamente una costante nello scenario del nostro paese.
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