Ma c’è una exit strategy del governo italiano? Ottimismo delle chiacchiere e inerzia nei fatti

Nei giorni scorsi sono state riviste al rialzo le previsioni sui principali indicatori economici dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). Si inizia ad intravedere qualche segnale positivo e lo stesso Blanchard (capo economista del FMI) ha dichiarato che “la ripresa è iniziata ma sarà lenta”.
L’ottimismo (ingiustificato) profuso da Berlusconi e da Tremonti nel nostro Paese da mesi fa sembrare questa affermazione solo una ripetizione ed alla luce delle passate dichiarazioni sull’uscita dalla crisi sarebbe legittimo temere che non venisse posta sufficiente attenzione sulla lentezza della ripresa.
Veniamo prima alle buone notizie. Il PIL mondiale, a fronte di un calo dell’1,1% nel 2009 (+0,3% rispetto alle previsioni di luglio), nel 2010 si attesterà sul +3,1% (+0,6 rispetto a luglio); il PIL USA, dopo una diminuzione del 3,4% nell’anno in corso, tornerà a crescere (+1,3%) nel 2010; la stessa grandezza per l’Area dell’Euro farà segnare quest’anno un -4,2% mentre salirà a +0,3% nel 2010; e, l’Italia rimane fanalino di coda, si stima che nel 2010 il PIL italiano crescerà meno della media europea, passerà dal -5,1% del 2001 al +0,2% del prossimo anno.
Ed ora i dati più preoccupanti: la disoccupazione aumenterà ovunque per il prossimo anno e mezzo. Negli USA salirà dal 9,3% del 2009 al 10,1% del 2010; nell’Area dell’Euro crescerà, dal 9,9% dell’anno in corso, crescerà all’11,7% nel prossimo anno; in Italia il tasso di disoccupazione salirà dal 9,1% del 2009 al 10,5 nel 2010.
Inoltre, il Fondo Monetario da un lato pone l’accento sulle limitazioni nell’accesso al credito e sulla debolezza della domanda privata e dall’altro evidenzia la necessità di regolamentare e continuare a sostenere l’economia con i piani anti-crisi.
Quest’ultima affermazione merita una riflessione per il caso italiano. Quali sono i risultati del piano anti-crisi posto in essere nel nostro Paese?
In altri termini, oltre a non aver rilanciato l’edilizia con il piano casa, ad aver agevolato l’evasione con lo scudo fiscale e ad aver immesso nel sistema finanziario uno strumento, i Tremonti bond, praticamente inutilizzato dalle banche, che risultati ha ottenuto l’attuale governo?
In primo luogo, un aumento del debito pubblico che nel 2009 si attesterà al 115,8% e nel 2010 salirà al 120%. In secondo luogo, si è avuta una ulteriore perdita di competitività in termini di reddito pro-capite nei confronti della Grecia (il Pil pro-capite della Grecia è di 30,6 mila dollari a fronte dei 29,1 per l’Italia) nel 2009 e, secondi i dati FMI, nel 2010 anche nei confronti della Slovenia (30,6 mila dollari per la Slovenia e 29,2 per l’Italia).
Il quadro diviene completo se si conclude ricordando i problemi strutturali del nostro Paese che vanno a sommarsi agli effetti della crisi: l’insufficiente grado di liberalizzazione, la perdita di competitività dei prodotti italiani sui mercati internazionali, la scarsa propensione all’innovazione e il divario sempre più ampio tra Nord e Sud.
Tra tutte, comunque, la criticità maggiore è che al continuo ricorso a soluzioni di breve termine con un impatto evidentemente ridotto sull’economia nazionale si affianchi la totale mancanza di un piano di lungo periodo che miri a rivalutare le potenzialità del nostro Paese salvaguardando il benessere dei cittadini.

 

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