Italia: un paese poco competitivo. Solo 48esima nella classifica del World Economic Forum

La pubblicazione del The Global Competitiveness Report 2009-2010 del World Economic Forum consente di analizzare la posizione dell'Italia nel contesto internazionale relativamente al livello di competitività raggiunto. L'indice calcolato dal WEF è costruito mediante l'utilizzo di 3 sotto-indici (Basic requirements, Efficiency enhancers, Innovation and sophistication factors) a loro volta composti da diversi “pilastri” che dovrebbero rappresentare gli aspetti fondamentali che incidono sulla competitività e sulle opportunità di investimento in un paese. Al primo posto della classifica troviamo la Svizzera, che guadagna una posizione rispetto all'anno precedente a scapito degli Stati Uniti, che precedono Singapore.

L'Italia è solo al 48esimo posto (era 49esima lo scorso anno), preceduta, tra gli altri, da Tunisia (40), Oman (41), Barbados (44) e ben lontana dalle altre economie europee come Germania (7), Regno Unito (13), Francia (16) e dal blocco dei paesi scandinavi (Svezia, Danimarca, Finlandia e Norvegia sono rispettivamente al quarto, quinto, sesto e sedicesimo posto).

 

La performance negativa del nostro paese è dovuta a diversi fattori:

 

  • Mercato del lavoro: alcuni dei punti deboli del sistema italiano sono la poca flessibilità nella determinazione dei salari, la complessità delle pratiche di assunzione e licenziamento e il leggero legame tra salari e produttività; in questi tre aspetti il nostro paese non supera mai la 124esima posizione (lo ricordiamo, su 133 paesi considerati). Problematico anche il basso tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro (90esima posizione) e la scarsa fiducia nei manager e nei dirigenti (120esima posizione).

     

  • Istituzioni: l'aspetto forse più preoccupante riguarda lo stato delle istituzioni. La classifica è impietosa: l'Italia si trova oltre la 120esima posizione per quanto riguarda l'inefficienza della spesa pubblica e del sistema legale; corruzione, presenza di criminalità organizzata e mancanza di indipendenza del sistema giudiziario riducono la sicurezza degli investitori, scoraggiando l'avvio di nuove attività. Inoltre, come era facilmente prevedibile, la fiducia nella classe politica è particolarmente bassa (107esima posizione).

     

  • Stabilità macroeconomica: voto positivo solamente per quanto riguarda l'inflazione (15esimo posto); la situazione è invece critica se si guarda al deficit pubblico (85esimo posto) ma soprattutto al peso del debito, che rende l'Italia uno dei paesi più in difficoltà (128esima posizione, meglio solo di Giappone, Zimbabwe, Jamaica e Burundi).

     

  • Infrastrutture: il punteggio relativo alla qualità di strade, porti e trasporto aereo non permette al nostro paese di superare la metà classifica della qualità generale delle infrastrutture, ottenendo la 72esima posizione. Solo il settore ferroviario sembra salvarsi, così come la qualità delle linee telefoniche e della fornitura elettrica.

     

  • Mercato del credito: la stretta del credito che ha colpito anche l'Italia è sottolineata dalla difficoltà di accesso ai prestiti (118esimo posto). Altri due problemi sono la bassa disponibilità di venture capital e le notevoli restrizioni ai movimenti di capitali.

     

  • Istruzione: anche se le iscrizioni alla scuola primaria, secondaria e terziaria sono positive, rimane decisamente bassa la qualità del sistema nel suo complesso (85esimo posto); si segnalano lacune nelle materie matematiche e scientifiche e poca diffusione del web all'interno delle scuole.

 

Gli aspetti che risollevano il nostro paese sono: la salute, grazie all'elevata speranza di vita e alla bassa mortalità infantile; la grandezza del mercato, sia interno (nona posizione) che estero (13esima posizione); la diffusione della banda larga e l'elevato numero di utenti serviti; la quantità e la qualità dei beni offerti dai produttori locali; lo sviluppo dei distretti industriali (terza posizione).

Il rapporto del World Economic Forum conferma le debolezze ben note del sistema italiano. Se tempestive riforme non verranno poste in essere difficilmente si potrà migliorare la situazione attuale. La crescita del debito, l'assenza di riforme per il mercato del lavoro, il logoramento delle istituzioni, i problemi attualissimi dell'istruzione sembrano andare nella direzione di aumentare il gap nei confronti delle altre economie industrializzate, sempre più lontane e competitive.

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