Il Graffio

E' disponibile il video del Congresso Nazionale IDV.


QUATTRO IDEE LIBERALI PER L'ALTERNATIVA DI GOVERNO

Da anni è in corso una vera usurpazione dell’idea liberale da parte della destra
italiana al governo. La cultura liberale e democratica deve far sentire la sua voce.
La democrazia liberale è limitazione del potere, certezza del diritto, centralità del
conflitto regolato, rispetto delle regole del gioco, pluralità delle fonti
d’informazione, concorrenza e poliarchia economica, laicità. Una moderna
democrazia liberale rifiuta ogni pur larvata rivalutazione del passato totalitario e
antieuropeo o di quello premoderno e antirisorgimentale della nostra storia.
La Grande Crisi economico-finanziaria può rappresentare una ulteriore minaccia in
quanto sull’onda degli eccessi della finanza e dei fallimenti dei regolatori dei mercati
si sta rimettendo in discussione la fiducia nel mercato come istituzione.
La destra populista che è al governo in Italia è molto distante dai principi del
liberalismo: si tratta infatti di forze che facendo leva sul regime di monopolio
dell’informazione governano nel prevalente interesse personale del capo e dei suoi
sodali, stanno stravolgendo il governo delle leggi e ogni regola del gioco
democratico, deformando a proprio vantaggio le norme stesse del patto
costituzionale, mettendo in causa i valori etico-politici fondamentali su cui la
Repubblica venne rifondata dopo la catastrofe fascista, costruendo per le giovani
generazioni un futuro di degrado civile, di dequalificazione e di precarietà.
Il risultato è la disfatta morale, sociale ed economica, un paese in declino e
screditato all’estero.
Ma anche nel centro-sinistra manca una solida condivisione di alcuni principi base di
impostazione liberal-democratica, indispensabili per garantire che l’Italia non
prenda una deriva autoritaria o di declino economico e morale.
Ci sembra allora necessario ripartire da quattro priorità per costruire una
alternativa di governo.

1. Investire sull’Europa.
Chiediamo innanzitutto di rimettere al centro dell’agenda
politica l’impegno per la costruzione di quella “unione sempre più stretta” che i
padri fondatori dell’Europa vollero iscrivere nel preambolo al Trattato di Roma.
L’Italia si è rivelata sempre decisiva per far avanzare il processo di integrazione e per
mantenere aperta la prospettiva federalista. Questa spinta è venuta meno proprio
ora che la sopravvivenza politica dell’Europa nel mondo globalizzato è legata alla sua
capacità di parlare sulla scena internazionale con una voce unitaria, forte di una
legittimazione democratica diretta. Occorre rispondere colpo su colpo alla
demagogia antieuropea e non arrendersi alla prospettiva di un’Europa senza
ambizioni. Anche sul piano interno, è prioritario adeguare il paese agli standard
europei soprattutto nel campo dell’istruzione, dei servizi, delle infrastrutture, ma
anche su quello del grado di corruzione (le classifiche internazionali infatti ci
collocano tra i paesi a maggiore diffusione della corruzione).

2. Riaffermare la laicità dello Stato.
Negli ultimi anni si è assistito a un vero e proprio arretramento
del principio di laicità dello Stato. Su temi fondamentali per le
libertà dei cittadini, si pensi alla fecondazione assistita, alle decisioni circa le
modalità con le quali interrompere cure che artificiosamente prolungano uno stato
di coma irreversibile, oppure ai temi del pluralismo religioso nelle scuole, e così via,
si è avuto un vero attacco alla laicità dello Stato, senza che si levasse con forza la
voce del centro-sinistra. Chiediamo un impegno solenne e iniziative concrete volte a
instaurare piena libertà di opinione, religiosa, di scienza e di coscienza. In regime di
separazione tutte le istituzioni pubbliche devono essere neutrali, garantire pari
dignità ad ogni convinzione in materia di fede, sopprimere ogni privilegio. Devono
tutelare, contro ogni tentazione oscurantista, la libertà della ricerca scientifica,
primo motore dello sviluppo. Chiediamo l’abolizione di tutti i divieti e di tutte le
discriminazioni giuridiche contro identità, comportamenti o stili di vita basati su
pregiudiziali di carattere religioso. In una società sempre più secolarizzata e
multireligiosa una politica di integrazione fondata sulla laicità (oltre che ovviamente
su adeguate politiche sociali) è la sola garanzia contro la minaccia di trasformare il
paese in un assemblaggio di comunità fondamentaliste e settarie, ostili fra loro e
unite soltanto nella pretesa di limitare le libertà. Il rafforzamento dell’istruzione
pubblica e laica (e l’introduzione reale dell’educazione civica nelle scuole) deve
avere come primo obiettivo la formazione alla cittadinanza democratica degli
italiani, oggi drammaticamente assente.

3. Attivare la mobilità sociale.
L’Italia di questi anni è divenuta uno dei paesi dell’Unione europea
socialmente più statico e incapace di esprimere ed utilizzare le
proprie energie potenziali. Settori sempre più ampi di giovani, donne, immigrati,
anziani, e la popolazione di intere aree del Mezzogiorno, rischiano di rimanere
esclusi o di venire espulsi dal mondo del lavoro e quindi dalla pienezza dei diritti di
cittadinanza. Una politica liberale della flessibilità deve essere uno strumento della
mobilità sociale, capace di moltiplicare le occasioni e garantire a ciascuno
uguaglianza di opportunità e di punti di partenza, anziché divenire l’anticamera del
precariato nel lavoro e della marginalizzazione nella società. Deve favorire il
riconoscimento dei talenti e dei meriti, il libero espandersi delle potenzialità e della
creatività di ogni individuo, l’accesso all’istruzione e alla conoscenza come
strumento principale di progresso economico, sociale, civile. Una politica liberale
dello sviluppo deve proporsi prioritariamente la lotta contro la criminalità
organizzata che impedisce in ampie aree del paese il libero dispiegarsi delle energie
economiche, e l’abbattimento delle barriere neoprotezionistiche e neocorporative
nel mondo delle imprese e delle professioni.

4. Libertà economica e concorrenza.
In vaste aree del Paese categorie sociali dinamiche e
legate alle imprese e al lavoro autonomo hanno creduto, in questi anni,
che scegliendo la destra berlusconiana si sarebbe aperta, in Italia, una stagione di
semplificazione, di rafforzamento delle libertà economiche, di maggiore attenzione
per le esigenze delle imprese e del mercato. In realtà, la destra italiana intende la
libertà economica come sdoganamento dell’assenza di regole: maggiore tolleranza
per l’evasione fiscale (scudo fiscale); minore attenzione per le norme urbanistiche
etc. Manca nella destra italiana l’idea che il mercato per funzionare in modo
efficiente richieda regole a tutela della concorrenza e della certezza del diritto.
D’altro lato, vi è nella destra italiana anche una forte anima anti-mercato, di vera
nostalgia per l’intervento pubblico a pioggia: si pensi alla Banca del Sud, o all’idea
che lo Stato possa d’imperio ripristinare il posto fisso per tutti o il rifiuto della
globalizzazione.
Ma anche nel centrosinistra non mancano posizioni velleitarie di stampo statalista e
la vecchia idea del “tassa e spendi”.
E’ allora indispensabile riaffermare la necessità di regole che orientino i
comportamenti degli operatori verso una maggiore concorrenza sui mercati, verso
una riduzione degli sprechi dell’intervento pubblico. Va ricostruito un programma di
liberalizzazioni e di apertura dei mercati, anche in settori nei quali tradizionalmente
non si è utilizzata la concorrenza come molti servizi pubblici.

****
Noi, tuttavia, siamo consapevoli che, dopo mezzo secolo di faticoso e a tratti incerto
apprendistato della democrazia e un quindicennio di imbarbarimento, un’efficace
politica riformatrice non richieda soltanto un buon programma di governo, ma che si
ponga anche mano a una ricostruzione civile del paese, alla creazione di nuove classi
dirigenti, a un nuovo inizio che abbia come punto di partenza la riscoperta del valore
della libertà.
Pensiamo che il Congresso Nazionale di Italia dei Valori sia un momento
fondamentale per dare avvio a questo processo.

Roma – 20 gennaio 2010

Articoli e studi in evidenza

Le Carte Prepagate: strumento innovativo per discriminare i clienti più deboli

Negli ultimi anni la carta prepagata si è affermata come mezzo di pagamento e strumento alternativo al conto corrente. Ne circolano parecchi milioni mentre in Europa ce ne sono in complesso poche centinaia di migliaia per lo più emesse da enti  non bancari (grandi magazzini come regalo per fare lo shopping) o per utilizzi di trasferimento fondi (per gli immigranti).

Lehman Brothers, cronaca annunciata (e mascherata) di un fallimento

Nel settembre 2008 il crack di Lehman Brothers, il colosso americano nei servizi finanziari, è  divenuto tristemente noto come uno dei simboli storici della crisi economica mondiale. E’ la più grande bancarotta della storia americana, con i suoi debiti bancari per 613 miliardi di dollari,  debiti obbligazionari per 155 miliardi. Gli effetti sono stati devastanti per la finanza e per l’economia mondiale. Anche l'Italia ha accusato il contraccolpo. Le conseguenze però sono state devastanti in particolare per le migliaia di piccoli risparmiatori che avevano acquistato dalle banche obbligazioni Lehman.

Nella politica occorrono più professionisti: nasce la prima Scuola di Formazione Politica dell’ Italia dei Valori Puglia.

Spesso ci lamentiamo di avere politici inadeguati alla guida del Paese, incapaci di gestire la macchina amministrativa ed economica del Paese Italia.
Gli altri Stati investono da sempre sulla cultura, sulle classi intellettuali.
Le èlite politiche ed amministrative vengono costituite da specifiche scuole di formazione ( in Francia l’ ecole politique ha prodotto, nell'ultimo secolo, tre presidenti: Francois Mitterrand, Jacques Chirac e Georges Pompidou, in Messico negli ultimi venticinque anni, è arrivata a importanti incarichi di governo una tecnocrazia formatasi nelle migliori facoltà di economia degli Stati Uniti).  

In Italia, invece, che eppure può vantare di antiche università dove la materia politica veniva trattata prima che Yale vedesse la luce, una prospettiva simile non è neanche pensabile. Perché la classe politica italiana premia più il servilismo di partito che la competenza, nella migliore delle ipotesi. Gli ultimi noti accadimenti narrano di escort e veline mancati onorevoli ed assessori.

La questione del Mezzogiorno in un convegno a Palazzo Koch: fra debolezze del Meridione e ritardi del sistema nazionale

Problemi del Mezzogiorno e politiche per lo sviluppo regionale sono i temi al centro del convegno organizzato da Bankitalia e tenutosi a Roma il 26 novembre alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
In apertura il Governatore Mario Draghi ha espresso la sua preoccupazione per i pesanti ritardi che gravano sulle regioni meridionali, “scarti allarmanti” rispetto al resto dell'Italia, che riguardano servizi essenziali come l'istruzione, la giustizia civile, i trasporti, la sanità.

A ciascuno la sua crisi

La crisi economica è stata affrontata dai paesi sviluppati compiendo interventi mirati al salvataggio del sistema bancario a spese, è bene ricordarlo, dei contribuenti; sono stati migliaia i miliardi di dollari spesi per arginare il crollo del sistema bancario.

Eppure la maggior parte della popolazione mondiale non è minimamente sfiorata dalla crisi economica in atto. Il problema di “arrivare alla fine del mese” non viene contemplato affatto da chi deve preoccuparsi di arrivare alla fine della giornata.

Le svolte di Tremonti

Si dice che solo gli stupidi non cambino mai idea. Quindi non c'è nulla di strano se un signore dotato di buona intelligenza, come Giulio Tremonti, muti nel tempo radicalmente opinione su dazi, banche, regole, finanza, posto fisso. Quel che stupisce è che il ministro dell'Economia - invece di sottolineare la sua attitudine a cambiare idea quale conferma di una personale arguzia - presenti ogni volta le nuove opinioni come se fossero verità scolpite di cui lui per tutta la vita se ne è fatto e se ne farà testimone.

SCUDO FISCALE: UN’AMNISTIA CHE PREMIA GLI ELETTORI (DI BERLUSCONI)

Il cosiddetto ‘Scudo Fiscale’ messo a punto dal Governo Berlusconi è stato giustamente definito in un recente post apparso su FOLDER ‘un’amnistia che premia gli evasori’. Il punto che ci preme maggiormente sottolineare è che però gli evasori sono anche elettori – così come alcuni politici sono al contempo evasori. Le plausibili ‘sinergie’ fra un certo tipo di elettorato e certi leader politici rappresentano una delle molte peculiarità della politica italiana dalle conseguenze potenzialmente nefaste.

Fare impresa in Italia, tra difficoltà e necessità di riforme

Il rapporto Doing Business della World Bank analizza ogni anno i principali aspetti relativi al “fare impresa” in 183 paesi. La pubblicazione relativa al 2010, da poco disponibile, segnala, anche in maniera più evidente degli anni precedenti, la situazione critica del nostro paese. L’Italia occupa infatti il 78esimo posto della classifica generale, peggiorando di 4 posizioni il risultato relativo al report del 2009. La difficoltà delle imprese italiane, soprattutto in un momento di crisi, non è affatto alleviata dal contesto di regole e istituzioni presenti nel nostro paese.

Scudo fiscale, un’amnistia che premia gli evasori

Che il governo Berlusconi non abbia mai combattuto l’evasione è un dato di fatto. Come già da noi documentato nel Libro Bianco su un anno di governo Berlusconi, l’abolizione delle norme anti evasione varate dal precedente governo Prodi era un chiaro segnale della direzione che il governo di centro destra avrebbe seguito nel prosieguo della legislatura.

Quale modello di solidarietà per i lavoratori in tempi di crisi e precariato?

Il 28 settembre un dipendente di France Telecom si è suicidato gettandosi da un viadotto ad Alby-sur-Chéran, in Alta Savoia. Si tratta del ventiquattresimo caso che coinvolge dipendenti della società, una catena di morti cominciata nel febbraio 2008, ma che sta acquisendo una frequenza estremamente preoccupante, con sei suicidi nel corso della sola estate 2009. Costanti nei messaggi di addio lasciati da uomini e donne i riferimenti alla situazione lavorativa divenuta ormai insostenibile, a causa di un processo di ristrutturazione che dal 2004, da quando la società precedentemente pubblica è stata privatizzata, ha sconvolto le vite degli oltre 100.000 dipendenti.

Il punto sull'economia: interventi recenti

 

State of the world 2010: allarme consumi e segnali di una nuova cultura della sostenibilità

L'ultimo rapporto del Worldwatch Institute, State of the world 2010, affronta quest'anno il tema dei consumi e del loro drammatico impatto sull'ecosistema e sulla vita delle persone.

I dati riportati sono impressionanti: i consumi sono cresciuti del 28% rispetto al 1996 e sestuplicati rispetto al 1960, cifre che non possono essere ricondotte all'aumento della popolazione,...

Dossier Migrantes 2009: le buone notizie sul tema dell’immigrazione

Gli stranieri residenti in Italia hanno raggiunto alla fine del 2008 quota 3.891.295, ma sono 4.330.000 se si includono anche le presenze regolarinon ancora registrate in anagrafe e superano i 4 milioni e mezzo aggiungendo i quasi 300.000 della recente regolarizzazione. Questa la dimensione del fenomeno fotografato dal XIX rapporto sull'immigrazione realizzato dalla Caritas e presentato il 28...

White Paper

IL PROGRAMMA PER CAMBIARE L’ITALIA: SBLOCCARE, APRIRE, RINNOVARE TUTTO IL PAESE

Presentiamo un programma di 14 punti per proporre riforme e interventi necessari al nostro paese. Sviluppo, equità, apertura e ambiente sono le parole chiave su cui puntare per tornare a crescere.

Libro bianco su un anno di governo Berlusconi

“La crisi economica era stata prevista in anticipo e le azioni messe in campo dal Governo sono sufficienti ed efficaci ad innescare la ripresa in Italia la cui posizione è migliore rispetto ad altri Paesi”
Queste affermazioni del Governo si scontrano con la situazione descritta dagli indicatori economici (anche di fonte governativa stessa) a cui si fa riferimento nel seguente studio.