Chissà quanti italiani avranno pensato di aver avuto un déjà vu quando hanno ascoltato la frase “l’emergenza rifiuti a Napoli rientrerà in due settimane”. Purtroppo si tratta di due anni distinti, il 2010 ed il 2008, ma dello stesso problema e della stessa soluzione. In fondo è così che si fa, la stessa criticità si affronta con lo stesso intervento, se quest’ultimo si è dimostrato valido o se sei il Presidente del Consiglio.
La scorsa settimana il premier ha dichiarato che la città sarebbe stata ripulita in 15 giorni, dando così il via all’operazione “Natale pulito”. In pochi giorni sono state smaltite 400 tonnellate di rifiuti, tuttavia per il perseguimento dell’obiettivo è necessario farne sparire ancora oltre 2mila. Senza considerare che si dovrà far fronte alle 7.200 tonnellate di rifiuti domestici che la Campania produrrà ogni giorno nei prossimi giorni, anche se nulla è stato detto a riguardo.
Inoltre Berlusconi ha aggiunto: “io sono un inguaribile ottimista ma di solito riesco ad indicare i tempi giusti, basandomi sulla mia esperienza di imprenditore”. Una promessa sicuramente d’effetto, se non fosse che perde di realismo se si torna indietro di qualche settimana, precisamente alla conferenza stampa ad Acerra in ottobre, quando ai cittadini veniva detto che in tre giorni non ci sarebbero più stati rifiuti a Napoli, oppure se si sfogliano i giornali di un paio di anni fa. A luglio del 2008, infatti, sempre ad Acerra il premier aveva assicurato che entro due settimane Napoli e la Campania sarebbero state libere dai rifiuti.
Il commissario europeo per l’ambiente Janez Potocnik manifesta un comprensibile scetticismo, ritenendo che per creare le strutture necessarie per lo smaltimento dei rifiuti in Campania non basterà qualche settimana ma ci sarà bisogno di qualche anno.
Le misure fin qui poste in essere non sono infatti altro che interventi dell’ultimo minuto che di strutturato e lungimirante hanno ben poco, in altri termini si è preferito sempre un palliativo alla cura. Appare ormai chiaro che una volta rientrata l’emergenza, senza alcun tipo di intervento mirato, il problema non sarà risolto ma solo rinviato. Sarebbe forse il caso che invece di promettere dei veri e propri miracoli, il Presidente del Consiglio si orientasse su progetti che richiedono più di quindici giorni ma che danno dei risultati concreti. Infatti, se da quando il governo ha iniziato a fare promesse improbabili avesse predisposto anche un piano di lungo periodo, adesso la Campania non sarebbe nel mirino dell’UE.




